"E'
finito un lungo incubo. Ora inizia un lungo cammino".
Così
ha commentato Aung San Suu Kyi,
la leader della Lega nazionale per la democrazia e premio
Nobel per la pace 1991, la sua elezione come membro del parlamento
Birmano.
Dopo aver passato in passato quindici
degli ultimi vent’anni agli arresti domiciliari nella sua casa in
University Avenue sul lago Inya, al di là della cancellata e del
filo spinato che la separavano dal suo popolo, la Lady, così come
viene chiamata dai suoi sostenitori, avrà finalmente modo di far
sentire la sua potente e influente voce all'interno di arretrato e
debole un paese di più di 50 milioni di abitanti governato de facto
dalla dittatura militare Than Shwe.
Come
chiaramente espresso dalla stessa figlia dell'ex primo ministro ed
eroe nazionale Aung San subito dopo la sua liberazione avvenuta due
anni fa, è necessario "lavorare tutti insieme di comune
accordo" superando le divisioni nell'opposizione, perché "solo
così potremo raggiungere il nostro obiettivo".
La
svolta riformista e democratica del Myanmar richiederà certamente
tempo, sforzi, e fatica ma ora è finalmente possibile.
Nel frattempo auguro virtualmente alla neo-deputata un futuro di vittorie, per lei e per tutto il suo popolo.
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